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Full text of "Risposta alla stampa pubblicata dal signor march : Francesco Rusconi il di 31 agosto 1848."

ALLA STAMPA PUBBLICATA 



c/al t 



éc^ 



no?^ 



MARCH. FRANCESCO RUSCONI 



il dì 31 agosto 1848 




BOLOGNA ^848. 

TIPOGRAFIA GOVERNATIVA ALLA VOLPE. 






ilon v'ha pecca, che più renda l'uomo insop- 
portabile ed abborrito, delP impudenza. Quel tristo che, 
trovato in colpa , ne arrossisce pentito , adoperandosi po- 
scia per ogni onesta via onde serbare appo gli uomini 
intatta la periclitante fama, pone, senza dubbio, solida 
base per procacciarsi Paltrui compatimento, e con esso 
r obblio del passato; ma chi invece, quasi glorioso di 
sua mala azione, si studia pertinacemente di farla pas- 
sare per ottima, in onta perfino al comun senso, ed a 
scapito ancora dell'onore degli altri, anziché indulgen- 
za, merila l'universale vitupero, merita che sia posto in 
chiara luce il fatto non meno che l'insussistenza e di- 
sonestà di sue pretese giustificazioni, affine di togliere 
d'inganno quei creduli che, senza instituire un accurato 
esame, le avessero per avventura ricevut? per buone. 

A questo intendimento noi graduati della Compa- 
gnia 5." del 4." Battaglione Civico di Bologna, come rap- 
presentanti della medesima, alziamo ora con franchezza la 
voce contro la stampa in data 54 agosto p. s. indirizzata = 
Al Comando Supremo Civico ed alla Patria = dal signor 
Marchese Francesco Rusconi già nostro Capitano in pri- 
ma, per far palese che non ci illudemmo allorquando 
giudicammo quel Capitano reo di trufferia, e perciò pre- 
i'erimmo di dimetterci in massa anziché obbedire più ol- 
tre ai di lui ordini; che non s'illuse il Tenente Colon- 



_ 4 - 

nello signor Conte Filippo Agucchi allorché, presa di per 
se stesso informazione del fatto, diresse al Comando Su- 
periore l'analogo rapporto; che non s'illuse infine il 
f. f. di Colonnello signor Conte Bianchetti, quando, in 
mancanza di più estese facoltà, anziché accettare la ri- 
nunzia dei graduati, devenne all'immediata sospensione 
del Capitano. 

Quando i fatti parlano chiaro , basta esporli con 
semplicità , perchè tutti ne traggano spontanee ed uni- 
formi le conseguenze. Eccone pertanto la schietta nar- 
razione. 

Nel giorno 25 novembre 4847 il N. D. signor Mar- 
chese Pietro Zambeccari Civico comune della nostra Com- 
pagnia generosamente largiva alla medesima la somma 
di 4 00 scudi; e quindi, a mezzo del suo agente signor 
Vincenzo Fornasari, la pagava nelle mani del Capitano 
in prima signor Marchese Francesco Cesare Rusconi, il 
quale ne emetteva analoga ricevuta nella data suddetta, 
obbligandosi di erogare in breve il danaro in uniformi 
militari a benefizio di alcuni individui della Compagnia 
fra i più meritevoli per morale condotta ed attività (a). 
Ad onta delT in breve giunse la metà del mese di giu- 
gno 4 848, senza che il signor Capitano avesse, ne erogata 
in modo alcuno la somma , né tampoco data partecipa- 
zione alla Compagnia del dono Zambeccari : anzi con chi 
gliene fece nel frattempo parola temerariamente lo negò. 



(a) Il tenore preciso della ricevuta leggesi qui appresso: 
» Sig. Marchese Padrone ed amico gentilissimo 

» I cento scudi romani (Se. 100) a mezzo del vostro Agente 
» sig. Vincenzo Fornasari da Voi oggi passatimi , nella mia qua^ 
» lità specialmente di Capitano in 1." della 5." Compagnia (cui 
» Voi pure appartenete ) 4."* Battaglione Guardia Civica di questa 
» città, saranno in breve da me erogati in Uniformi militari, 
» siccome è dichiarato Vostro intendimento, a benefizio d'alcuni 
» individui della stessa nostra Compagnia fra i più meritevoli per 
» morale condotta ed attività. 



- 5 ~ 

Lo negò col Tenente Colonnello signor Conte Filippo 
AtTucchi, che, essendo venuto in cognizione per altra 
parte del dono in discorso , colse opportunità di parlarne 
al Capitano, e non si persuase del di lui mentire, altro 
che quando coi propri occhi lesse la originale ricevuta, 
e ne riconobbe il carattere. Lo negò ancora con Angelo 
Stanzani ebanista, comune della stessa nostra compagnia, 
tolto non ha guari di vita da ferro assassino, con gra- 
vissimo cordoglio di tutti i oolleghi, che amavano in lui 
il buon padre di famiglia, l'onesto cittadino, attivo, 
quant' altri mai, nel militare civico servizio. Questi, che 
non ignorava la beneficenza Zambeccari, e cui d'altronde 
il signor Capitano aveva promesso di dare T occorrente 
danaro per acquistarsi Telmo , si recò nei primi di mag- 
gio dallo stesso signor Capitano, esponendogli, come a 
proprie particolari spese, e con non piccoli sagrifizii si 
era egli provveduto l'uniforme, i pantaloni, la daga, il 
berretto ecc., e supplicandolo a voler mettere in atto la 
fattagli promessa dell' elmo , mentre l'unico oggetto, che 
del completo vestimento gli mancasse, era questo. Il Ru- 
sconi rimandò il supplicante inesaudito, ed invece indi- 
rizzollo al signor Francesco Aria, affinchè questi, coi 
fondi della cassa della Commissione d'abbigliamento, 
trovasse modo di appagarne V inchiesta. Ma nemmeno 
dal signor Aria potè venire lo Stanzani compiaciuto, 
stantechè i fondi di beneficenza erano stati tutti preven- 



» Di tale Vostra generosa spontanea largizione Vi rendo , m 
» nome anche e quale interprete degli stessi beneficati, fra breve 
» da eleggersi, e dell'intera Civica Compagnia , le maggiori gra- 
» zie, ed assicurandovi della più leale mia riconoscenza, ho il 
» piacere di riverirvi e confermarmi con ogni stima ed attacca- 
» mento 

» Bologna 25 novembre 1847. 

» Vostro Obb.mo ed Aff.mo Servitore ed Amico 
» firm. Francesco Rusconi. 
» Al Nobilissimo Signore 
» Marchese Pietro Zambeccari. 
» S. R. M. 



- G - 

tivamente disposti ed esauriti; laonde il richiedente, qyial' 
che giorno appresso, facevasi di nuovo a pregare sui pro- 
posito il Capitano, il quale lo lusingava che in seguito, 
alToceasione di qualche futura beneficenza, lo avrebbe 
avuto in considerazione; al che lo Stanzani soggiungendo 
di essere stato assicurato che il Marchese Zambeccari 
avea regalata la Compagnia di scudi cento (/>), ne ebbe 
per franca risposta queste parole = // Marchese Zam- 
beccari finora nulla ha fatto: solo ha promesso di dare una 
cinquantina di scudi == . 

Disgustato lo Stanzani pel rifiuto del Capitano, e 
più poi per aver conosciuto la di lui mala fede nel ne- 
gare la beneficenza Zambeccari, non tardò a muoverne 
lagnanza col suo Sergente Maggiore , con altri individui 
della Compagnia, e con estranei ancora, narrando a tutti 
la cosa come gli era accaduta (e); laonde il signor Mar- 
chese , sul timore di pubbiche rimostranze , meglio ri- 
flettendo alle proprie ripetute negative ( che certamente 
non avrà trovate in accordo colla rilasciata ricevuta), 
si vide nella necessità, fallitogli il colpo, di cominciare 



{b) Ecco la indiretta e non ispiegata ricerca, di cui parla 
il sig. March. Rusconi nella sua difesa alla pag. 15 nella nota (2), 
per la quale non seppe farsi idea dell' obbligo di dichiararsi Or 
pertamente collo Stanzani. 

(e) Se per mala sorte è avvenuta nel frattanto la morte dello 
Stanzani , non si voglia ritenere che tale circostanza possa recar 
giovamento alla difesa del Rusconi, né scemare di una linea la 
credibilità della nostra narrazione; poiché è bensì impossibile, 
salvo un miracolo , che queir uomo riviva per ridire di sua bocca 
il fatto , ma appunto i tanti che lo hanno da lui ascoltato nei 
precisi termini suespressi, potranno agevolmente fornire all'uopo 
la prova incontrastabile del detto dello Stanzani , che fu il primo 
rivelatore della mala azione. Ecco la cagione dell'odio implaca- 
bile del Rusconi verso lo Stanzani , e delle invettive che contro 
di questo va scagliando con quanti seco vengono a discorso sul- 
r attuale vertenza. Qual miglior consiglio sarebbe stato pel sig. 
Marchese, anziché irrompere in vane ed intempestive contumelie, 
l'imitare fin dal 23 novembre 1847 l'onestà dell'umile artiere! 



- 7 - 

ad ammettere il ricevimento de' cento scudi, e di im- 
maginare un innocente ripiego. Questo si fu, di presen- 
tarsi al signor Foinasari, scongiurarlo a permettere ri- 
servatamente il cambio di quella ricevuta con un' altra 
di recente data, e proporgli perfino di rimettere gli scudi 
cento nella cassa Zambeccari, purché si distruggesse To- 
riginario recapito. Tutto ciò indarno-, l'onesto Agente non 
si lasciò vincere dalle insistenti parole dello sleale Mar- 
chese , cui perciò sfuggì di mano la sospirata tavola di 
naufragio. 

Fu allora che egli, quasi per incanto di scena, d'uo- 
mo avido del danaro altrui trasmutato d'un tratto in ge- 
neroso dispensatore del proprio, vestì in tutta fretta al- 
cuni civici, dicendo d'avervi erogati gli scudi cento del 
Marchese Zambeccari, più scudi cinquantaquattro di suo 
particolare peculio; e fu per questo che uscì in luce 
nella Gazzetta di Bologna del dì 15 luglio l'articolo 
intitolato = Generosità ed Emulazione == ove il signor 
G. G. , narrato il dono del signor Marchese Zambeccari 
come seguito a tutto suggerimento del detto signor Mar- 
chese Rusconi , levò a cielo V accorgimento e la gene- 
rosità di lui colle seguenti parole: 

» Lode alt accorgimento del signor Capitano che non 
» lascio a capriccio di parzialità o ad arbitrio di caso ciò 
» che può essere distribuito dalla giustizia. » 

» Lode poi anche maggiore per aver egli aggiunto dei 
» proprio Se. 54. Sicché non tre solamente ma cinque civici 
» furono corredati di montura di scelte robe per estate e per 
» verno completissime , oltre ad un sesto che col soprappiù 
» fu guernito deW elmo. » [d) 



(d) Egli è veramente strano che quegli che poche settimane 
addietro non trovavasi in caso di spendere tre o quattro scudi 
per mantenere una promessa data allo Stanzani, mentre aveva 
nelle mani scudi cento da erogare a tal titolo di beneficenza , sia 
poi divenuto in cosi poco tempo splendido a segno da largire 54 
scudi del proprio in favore di chi forse nulla aveagli chiesto. 



- 8 -^ 

Giunta a tal punto la sfacciataggine del Capitano, 
non potè più olire venire da chicchessia tollerata; di qui 
la dimissione chiesta da noi sottoscritti {e) ; di qui il 
rapporto formale del signor Tenente Colonnello (/); di 
qui la effettiva sospensione del Capitano 



(e) L* istanza colla quale domandammo la dimissione è ri- 
portata per intero nella Gazzetta di Bologna pubblicata il 19 lu- 
glio corrente anno, sotto il N. 135. 

(/") Riproduciamo il Rapporto Agucchi per comodo di chi 
voglia esaminarlo. 

» Signor Tenente Colonnello 

» É mio dovere avvertirla di grave temibile collisione fra il 
» Capitano Marchese Francesco Rusconi e la sua Compagnia, che 
» è la terza del mio Battaglione. I componenti hanno potuto co- 
» noscere avere il Marchese Pietro Zambeccari fatto un dono di 
» scudi 100 , come ora è noto per le stampe , all' oggetto che 
» venissero erogati a benefìcio della Compagnia , e specialmente 
» per vestire quelli che del proprio non potevano farne la spesa. 
» Sebbene il sig. Capitano abbia ora erogata detta somma, nul- 
» ladimeno ritengono i Civici che non siano stati eseguiti i de- 
» siderii del donatore , sia perchè * il dono era stato fatto in no- 
» vembre , e la somma oggi soltanto erogata : trovano tanto mag- 
» giormente difettoso questo ritardo , giacché essendo stato scopo 
» del benefattore di far conoscere il suo buon animo verso la 
» Guardia Civica, dal cui servizio era stato esentato per motivi 
» di salute , veniva a mancare 1' effetto del dono pel silenzio del 
» signor Capitano. Aggiungono pur anche essere di somma loro 
» dispiacenza che il sig. Capitano abbia pnesa la determinazione 
» di venire erogando la somma dopo soltanto che la Compagnia 
» positivamente era venuta in cognizione del dono , e per altro 
«mezzo, mentre fino a quest'epoca dissuadeva anzi chi a lui 
» portava ricorso, di credere al supposto dono. Trovano poi che 
» anche l' erogazione stessa poteva avere miglior direzione col 
» distribuirla in minor quantità a più individui , onde aiutare un 
» maggior numero a vestire l' uniforme. 

» Dietro le quali esposizioni a me portate debbo riferire a- 
» vere io pure verificato che il dono del Marchese Zambeccari 
» fu fatto sino nel novembre 1847 , e ciò rende necessario lo 
» spiegare il ritardo e il silenzio del sig. Capitano : non ho man- 
» cato avanti di esporre il presente Rapporto a V. S. di procu- 
» rare a raccoghere spiegazioni, e di riunire gli animi, ma non 
» sono riuscite le mie cure. 



- 9 ~ 

Ma senza più, veniamo ora alT esame delle ragioni 
colle quali il signor Marchese pretende giustificarsi , ve- 



» Perlochè vedendo come la Compagnia ritenga di aver forte 
» motivo di doglianza verso il Capitano , e per la mancanza di 
» stima e fiducia tanto necessaria specialmente nella Guardia Ci- 
» vica, potendo portare sconcerti e dispiacenze nel servizio, seb- 
» bene io non abbia che a lodarmi del contegno dei Civici nei 
» passi fatti per 1' emergente , perciò non essendo nelle mie at- 
» tribuzìoni il giudicare dell' accaduto , ho creduto sottoporlo a 
» V. S. per quei passi d' ordine che sono avvertiti dai Regola- 
» menti, e che abbisognano solleciti, da poi che con competente 
» giudizio sembra necessario il dar termine al ricorso , qualora 
» non sia nei mezzi dell'Autorità Superiore il troncare la que- 
» stione , e ad altri affidare il comando della Compagnia. 

» Tanto devo portare a cognizione di V. S. , nell' atto che 
» con istima mi protesto 

» Di V. S. Illustrissima 
» Il 17 luglio 1848. 

» Il Tenente-Colonnello 
» firm. F. Agucchi. 
» Al N. U. Sig. Tenente-Colonnello 
» Conte Francesco Bianchetti f. f. di 
» Colonnello Comandante la Guardia 
» Civica. 

{g) Il tenore della lettera portante 1' ordine di sospensione 
del Capitano, quale lo ritennero a memoria due di noi, per let- 
tura fattane all'Archivio del Comando Civico è il seguente: 
» Prot. 1499. 

» Illustrissimo Sig. Tenente-Colonnello 
» In seguito del rapporto che io ho da Lei ricevuto col 
» N. 284, Ella sospenderà immediatamente dal comando della 
» sua Compagnia il signor Marchese Francesco Rusconi, e sosti- 
» tuirà tosto al comando di essa il Capitano in 2.^ sig. Ingegnere 
» Pietro Buratti ; e ciò fino a che sia venuta a definizione asso- 
» luta la pendenza relativa al signor Marchese Rusconi , di cui 
» tratta il di Lei rapporto. 

» Colgo quest' incontro per raffermarmi con distinta stima 
» Bologna 18 luglio 1848. 

»Il f. f. di Colonnello 
» fìrm. F. Bianchetti. 
» Al N. U. Sig. Conte Fihppo Agucchi 
» Tenente-Colonnello del 4."" Battagl. 
«della Guardia Civica di Bologna. 2 



-co- 
niamo all'analisi della succitata stampa, da lui chiamata 
difesa. 

In quanto ai fatti il signor Marchese Rusconi è in 
pieno accordo con noi. Egli ammette il ricevimento della 
somma nel 25 novembre 4 847 (e come non ammelterlo, 
dacché esiste una ricevuta di suo carattere?); ammette 
il ritardo di otto mesi alT erogazione del danaro ; am- 
mette di aver negato collo Stanzani la beneficenza in 
discorso; non impugna la negativa data al signor Te- 
nente Colonnello, dicendo soltanto di non aver parlato 
chiaro aW amico; ammette infine d'aver proposto al signor 
Fornasari lo scambio della ricevuta, e la retrodazione 
degli scudi cento. E dopo tante ammissioni, quale scopo 
potrà mai rimanergli alla difesa?.... Tuttavia udiamolo. 
I. Primieramente egli dice = Siccome lo Zambeccari 
sui modi d- impiego del danaro si rimise in tutto al mio 
giudizio e piacere; così il ritardo dell'erogazione non mi e 
punto imputabile , anzi mi era necessario , come necessario 
mi era il silenzio per ben conoscere , e liberamente , negli 
individui da eleggersi la diligenza ^ il buon volere, e fat- 
tività nel servizio; e tale silenzio inoltre addiveniva in me 
un obbligo per adempiere coscienziosamente ai patti del mio 
mandato inverso lo Zambeccari := (li) . 

Con questo specioso discorso il Rusconi aggiusta le 
partite a meraviglia; mette d'accordo Vin breve cogli otto 
mesi, e poi coi suoi obblighi, colle sue necessità^ con 
quella sua benedetta coscienza, eh' ei caccia da per tut- 
to , giustifica qualunque fatto suo. Ma la coscienza del 
signor Marchese Rusconi non ci persuade troppo , per- 
chè non ci pare la piìi netta. 

Fu scopo del sig. Marchese Zambeccari, nell'elar- 
gire il dono, come ci disse egli medesimo, non solo 
di far conoscere il suo buon animo verso la bella In- 
stituzione della Guardia Civica, ma eziandio di far ta- 



{h) Difesa Rusconi alla pag. 13 nota (2). 



- i^ - 

cere nella compagnia le qualunque possibili lagnanze 
( comeehè inopportune ed ingiuste ) pel di lui preca- 
rio astenersi dal civico servizio, mentre già, per motivi 
di salute , ne aveva ottenuta regolare temporanea esen- 
zione di mesi sei< Tale adunque essendo lo scopo del 
donante , ragion voleva che gli scudi cento venissero 
dal Capitano erogati tostamente, e non dopo otto mesi, 
quando cioè, cessata F esenzione, il donante assumeva 
il servizio, ne dopo i reclami della Compagnia contro 
il Capitano, ne dopo i replicati impulsi del signor Te- 
nente Colonnello; o ragion voleva almeno, che il dono 
fosse immediatamente alla Compagnia notificato, quan- 
tunque poi, rispetto alPerogazione, qualche prudenziale 
motivo ne avesse potuto consigliare il differimento. I 
patti qualunque, le intelligenze passate fra il marchese 
Zambeccari ed il marchese Rusconi (delle quali questi 
si fa scudo) non possono tendere a scopo diverso dal- 
l' accennato ; anzi il signor marchese Zambeccari stesso 
ne assicura che niun segreto accordo fra essi è inter- 
ceduto, e che tutti gli obblighi del Capitano rilevansi 
dalla sua ricevuta, come da quella emergono tutte le 
accordategli facoltà consistenti nello scegliere a suo ar- 
bitrio gli individui da beneficare, e nelPoccuparsi esclu- 
sivamente del dettaglio dell' erogazione. A che dunque 
va Egli cinguettando, e della necessità di procrastinare, 
e dell'assoluto bisogno di tacere, per adempiere ai patti 
del mandato? Che fossegli necessario il silenzio per 
giugnere al suo particolare scopo, quello cioè di gab- 
bare e il donante e la compagnia, facendo suoi i cento 
scudi, non v' ha chi lo neghi, ma baia insopportabile 
si è il voler far credere che il ritardo, il silenzio e le 
negazioni al fine voluto dallo Zambeccari fossero con- 
ducenti. Che se da questo venne altresì manifestato l'in- 
tendimento di vedere distribuito il danaro a profitto dei 
pili bisognosi e meritevoli, ciò era troppo consentaneo 
alla ragione ed ai principii dell'equità; ciò, anche senza 
una parola del donante , avrebbe dovuto egualmente 



- 42 - 

praticarsi dal giusto distributore ; ciò infine non induce 
che il premio avesse a tenersi occultato nella sacoccia 
di questo, sopra il frivolo motivo di poter liberamente 
scegliere fra i più meritevoli , giacche non si può a 
buona ragione concepire , come la conoscenza del pre- 
mio negli eleggibili valga a render meno libera la vo- 
lontà deir eleggente. E se il Rusconi ( come accenna 
r articolo surriferito ) 'penso cavarne profitto d' emulazio- 
ne , divisando la detta beneficenza siccome premio a quelli 
che si sarebbero distinti in esattezza ed ardore, con tutto 
diritto potremo di nuovo esclamare, a dispetto del si- 
gnor Marchese = Oh! strana emulazione per un pre- 
mio non conosciuto! = E come mai potrà supporsi che 
nasca e si alimenti P emulazione, quando il premio che 
la deve eccitare tiensi occulto, anzi vien negato? E co- 
me vorrà sostenersi che quel premio, strappato, per così 
dire, di mano al predatore, possa destar gara nei civici 
per r avvenire, ponendoli in isperanza di simili futuri 
doni ? Forse che saranno tutto giorno presumibili le 
largizioni di simil fatta? Forse che gli uomini più del 
futuro che del presente si mostrano apprezzatori , più 
dalle speranze che dalle realtà si lasciano allettare?.... 
Oh! corta vista del signor Marchese!.... E se egli mette 
per argomento di emulazione, sulT esempio dello Zam- 
beccari , l'aspettativa di future liberalità, non potremo 
noi, ad ugual ragione, porre per causa di scoraggia- 
mento e di diffidenza , il timore di rinvenire qualche 
altro coscienzioso amministratore, che simile al Rusconi 
per mala intenzione, ma di lui più accorto e fortu- 
nato, riesca ad abusare con effetto delle venture be- 
neficenze ? 

IL Ma soggiunge il signor Marchese :==: Non e poi 
vero che io avessi il mal animo di usare ^ ne di appro- 
priarmi gli scudi ^00 a me consegnati, perche dopo un 
dodici quindici giorni dal ricevimento, ne feci deposito 
presso proba persona, colia dichiarazione della provenienza 
e del fine cui erano destinati, come posso comprovare nel 



" ^5 ~ 

caso mediante t esibizione della relativa lettera di rice- 
vuta (i). 

Signor Marchese, queste sono storielle di ritrovato 
antico e di facilissinria esecuzione, mentre non è mala- 
gevole il rinvenire qualcuno che si presti a dichiarare 
il ricevimento di un deposito non mai avvenuto, quan- 
do tale dichiarazione non sia per portar danno a chi 
la emette, e si creda d' altronde giovevole per chi la 
richiede. Ma di qual fede mai potrà ritenersi degna si- 
mile discolpa? Un Legale risponderebbe -^^^ Mi si esi- 
bisca l'originale dichiarazione colla firma autografa del 
dichiarante e con una data di registro corrispondente 
air asserta, ed in allora potrò dare qualche valore e 
al recapito e alla discolpa: senza la prova del registro, 
non credo niente =. Tanto ci piace la risposta del Le- 
gale che la ripetiamo pur noi al signor Marchese, il 
quale, a dire il vero, non sappiamo a che fine cerchi 
di illudere i creduli con simili ciance sul conto della 
sua innocenza, dal momento che tante prove esistono 
a di lui carico, dal momento che egli medesimo am- 
mette perfino di aver chiesto lo scambio delia ricevuta 
per sostituirvi altra data. 

III. Se non che a questo proposito ei si fa a dire ^r 
E vero che mi presentai all' agente signor Fornasari per 
ottenere il cambio della ricevuta; ma ciò feci non con or- 
ribile fine, al fine innocentissimo di togliere le maliziose 
dicerie che correvano a carico dello Zambeccari , mentre si 
vociferava che avesse comprata l'esenzione = (/). 



{i\ Difesa Rusconi all' Allegato B., pag. 21 e 22. 

(/) Difesa suddetta pag. 6 e 7. É falso ciò che qui dice il 
Marchese Rusconi, d'essere cioè venuto in cognizione delle al- 
legate dicerie, per un discorso fattogli dal sig. Tenente-Colon- 
nello. Questi esclude affatto tale assertiva. 

Supposto poi anche che realmente le dicerie si fossero pro- 
palale, di esse al certo non si sarebbe preso cura il sig. Mar- 
chese Zambeccari: per l'inverosimiglianza, da se medesime si 



Da ciò di ley[<TÌeri si conosce quanto il Rusconi 
assottigli r ingegno per salvarsi dalla taccia che viene- 
gli apposta, ma ancora si fa chiaro come le sottigliezze 
e gli appigli iion giovino, quando la causa è intrinse^ 
camente cattiva. Ecco il piano dì difesa del signor Mar- 
chese sopra questo punto — Suppongo, ei dice a se 
medesimo, e mi studio di far credere, che corrano male 
voci sull'esenzione ottenuta da Zambeccari; suppongo 
e mi studio di far credere che dal pubblico si sparli 
di lui, si dica aver esso con 400 scudi comprata V e- 
senzione per imporre ingiustamente ai compagni il pro- 
prio servizio. Dopo ciò, tutto indignato per simili mal- 
dicenze, mi scaglio contro i mormoratori, mi mostro 
tenero verso lo Zambeccari, fingo di sentir compassione 
per r ingratitudine che gli si usa, mi reco infine dal 
di lui agente, e lo prego e lo scongiuro per V onore 
del di lui principale a restituirmi la mia lettera di ri- 
cevuta e a sostituirvene altra di recente data. Così farò 
apparire, sempre per F onore dello Zambeccari, che il 
dono ebbe luogo in tempo assai posteriore alT ottenuta 
esenzione, così svanirà V idea che i 400 scudi siano il 
prezzo di questa — . Parve bello V ideato progetto al 
signor Marchese, e francamente cominciò a porlo ad 
atto, ma qualche ostacolo gli si frappose. Il sig. For- 
nasari, cui le dicerìe immaginate dal Rusconi riusci- 
rono affatto nuove ed insussistenti, e cui d' altronde 
erano note le altre che con piìi fondamento realmente 
correvano a carico del progettante, anziché compiacer- 
lo, si negò con bel modo alla proposta , e si negò pure 
all'altra che vennegli fatta successivamente dallo stesso 



sarebbero dileguate, senza bisogno di tanti sforzi per parte del 
Rusconi. Infatti, come poteva dirsi che il Marchese Zambeccari 
avesse comprata 1' esenzione, per aver donato alla compagnia Scu- 
di 100? Forse che la Compagnia è dessa la dispensatrice delle 
esenzioni ? 



- ^5 - 

Rusconi, di rimettere cioè il danaro nella cassa del 
Marchese Zambeccari, distruggendo la ricevuta. Se non 
che informato questi dalP agente del come le cose si 
fossero passate su tale proposito, ne sentì sdegno, e sì 
Egli che il Fornasari non si tennero obbligati ad os- 
servare un rigoroso silenzio. Da ciò il Rusconi, seguen- 
do r usato metodo d' inveire contro quelli che non si 
prestano ai suoi fini, trae argomento per calunniare 
nella sua stampa il signor Fornasari come mancator di 
fede , come traditore di segreti. Non è qui nostro sco- 
po di assumere la difesa del Fornasari , il quale d' al- 
tronde non si curerà tanto di difesa sapendo da qual 
parte gli vien Taccusa ; ma soltanto diremo, che se egli 
rese ostensibile a qualcheduno la ricevuta del Rusconi, 
ne ebbe tutta quanta la ragione, e qualunque uomo 
geloso della propria fama avrebbe nel caso suo agito 
ugualmente; e difatti, se il marchese Zambeccari asse- 
riva di aver pagato i cento scudi mediante il Fornasa- 
ri , e se il Rusconi asseverantemente negava sul proprio 
onore di averii ricevuti , non era il Fornasari in diritto 
di far palese la prova delP effettuato pagamento, affine 
di togliere di mezzo i giudizi, che con qualche colore 
di verosimiglianza, potevano venir fatti a detrazione 
della sua onoratezza? E si dirà per questo che egli ha 
tradito un segreto ? E si chiamerà violazione di secreto 
r aver manifestata la successiva proposta dello scambio 
della ricevuta, quasi che fossevi in realtà un segreto, 
e quasi che meritasse riguardi chi non ne ebbe alcuno 
per l'onore altrui? E poi, se lo scambio era chiesto 
per salvare lo Zambeccari dalle pretese dicerìe, perchè 
tanto si lamenta di tale rivelazione il Rusconi, e per 

nulla affatto il marchese Zambeccari? Oh! quanto 

è incoerente, oh! quanto è disonestamente frivolo il no- 
stro signor Capitano! 

IV. Anzi per conoscere viemmeglio la di lui scon- 
veniente frivolezza, gioverà V osservare come egli, non 
si sa poi a che fine, osi far credere che senza di lui 



il marchese Ztambeccari non avrebbe regalati gii scudi 
400, mentre, ei dice 1= questi vi si determinò assoluta- 
mente dietro le mie sollecitudini ^ dietro le mie istigazioni 
e preghiere =z (m). 

Intorno alla qiial cosa, a giusta lode del vero, ci 
sarà pur mestieri spendere qualclie parola. Il sig. mar- 
chese Pietro Zambeccari è persona di ottimo cuore, ca- 
pace quant' altri mai di generose azioni; ma quando 
dona, dona di suo proprio impulso, di tutto suo spon- 
taneo volere, né ha punto d' uopo d' istigazioni altrui, 
tanto meno poi di quelle del signor marchese Rusconi, 
per determinarsi a tale o taTaltra beneficenza. La spon- 
taneità costituisce il merito principale delT atto genero- 
so, e deve mai sempre presumersi in chi s' induce a 
beneficare, ammenoché non si abbiano chiare prove in 
contrario. Ora quale prova , quale ragione abbiamo per 
escludere la spontaneità dal dono del signor marchese 
Pietro Zambeccari? Eppure il marchese Rusconi vor- 
rebbe appunto escluderla colla sola potenza di sue as- 
sertive. E quantunque nella ricevuta in iscritto avesse 
detto « Vi ringrazio di tale vostra generosa spontanea lar- 
gizione )) pure, dimentico di ciò, appena fu egli co- 
stretto a confessare colle parole il ricevimento dei cento 
scudi, mise ogni cura in divulgare che Zambeccari li 
donò a mero di lui eccitamento. Tali furono le scon- 
venienti espressioni del signor G. G. nel succitato ar- 
ticolo della Gazzetta, tali quelle ripetutamente usate dal 
signor marchese, e nei discorsi e nella stampa 51 ago- 
sto. Anzi tanto premeva al Rusconi di far suo il me- 
rito de! dono non suo, che giunse perfino (oh! eccesso 
di stolidezza! ) a pretendere dallo stesso donante, oltre 
un collaudo sui dettagli dell' erogazione degli scudi ^54, 
la esphcita dichiarazione di aver donato a tutto di lui 



(w) Vedi l'Art, della Gazzetta sopra citato, e vedi pure la 
Difesa alla Pag. 4, all'Allegato B Pag. 20, ed in altri luoghi. 



- n - 

suggerimento; collaudo e Jichiarazioiie che non gli i'u 
dato di ottenere (n). 

' Ma conceduto ancora che il Rusconi abbia il me- 
rito d' avere indotto il marchese Zambeccari a regalare 
gli Se. ^00 alla Compagnia, e che senza di lui ciò non 
fosse avvenuto, qual conseguenza ne vorrà quegli trarre 
per ciò ? Crederà forse di aver potuto coscienziosamente 
appropriarseli , a titolo di mediazione ? La conseguenza 
ci pare alquanto ardita^ come alquanto indiscreta la 
pretesa del mediatore. 

V. Ma lasciata ora da parte la di lui mala fede, 
bastantemente per le già discorse cose provata , venia- 
mo a parlare deir erogazione, e vediamo se la somma 
fu da lui convenientemente distribuita. Se non che a 
questo proposito egli ci vorrebbe far tacere col dire == 
Pel motivo più volte accennato d' essere stati rimessi in me 
pienamente i modi di erogazione e la scelta degl' individui, 
non può essere punto sindacabile il mio operato a questo 
riguardo. Il solo marchese Zambeccari avrebbe avuto diritto 
a chiedere ragione deW impiego del denaro, cioè sui modi 
e sul tempo ; egli invece approvava /' erogazione da me fatta 
con sua lettera direttami il giorno J6 luglio ^848. = (o) 
Qui il nostro avversario è caduto in manifestissimo 
errore. Ei si credè sciolto da qualunque dipendenza , 
da qualunque vincolo rispetto ai modi d' impiego del de- 
naro ed alla scelta degli individui, perchè il marchese 
Zambeccari si era rimesso affatto al di lui giudizio e 
piacere, con espressa dichiarazione di non volersene 
ingerire, di non volersene dare alcun pensiero. Ma 
non s' avvide invece che appunto per questa stessa ra- 
gione, l'obbligo divenne in lui piij grave, gli crebbe 
il bisogno di agire con tutta scrupolosità, con tutta de- 
licatezza? E di vero, se il marchese Zambeccari nel 



n) Vedi la Nota (;?) di questa stampa. 
o) Difesa Rusconi Pag. 12 Nota (1). 









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Falso è adunque che la Compagnia non possa scan- 
dagliare l'operato del signor Capitano, come è falso che 



beccari che qui si riporta, e accanto alla quale si pone, per l'op- 
portuno confronto, la minuta che il JRusconi aveva stesa invece 
di quella, esibendola al sig. Marclaese Zambeccari, perchè con- 
cepisse la lettera nei termini da lui preparati. Non può cader 
dubbio suir originalità della detta minuta , perchè le correzioni 
mediante postille, qui sotto indicate col carattere corsivo, sono 
tutte di pugno del Rusconi, come ognuno potrà di leggieri ve- 
rificare, esaminando la minuta stessa che, consegnataci dal si- 
gnor Marchese Zambeccari , rimane ora in deposito presso il si- 
gnor Capitano Ingegner Pietro Buratti. Non sappiamo vedere co- 
me nella lettera Zambeccari siavi l'approvazione dell'operato Ru- 
sconi, sopra cui tanto si estende la preparata minuta, e di cui 
si parla nella difesa alla Pag. 12 Nota (1). Tuttavia il sig. Mar- 
chese Rusconi ha stampata egli pure tal lettera, credendola ab- 
bastanza al caso suo. 



» Minuta stesa dal sig. Marchese 
» Francesco Rusconi. 
«Amico Pregiatissimo 
»Vi rendo molte grazie per la 
» gentilezza praticatami coli' infor- 
» marmi esattamente dell'impiego 
»da voi fatto dei cento scudi, che, 
» a tutto vostro suggerimento di- 
» sposi e vi consegnai onde voi 
» guai Capitano li erogaste a prò 
» di alcuno dei civici bisognosi e 
«meritevoli della nostra compa- 
»gnia. Come era in voi pienamen- 
»te rimesso il modo e tempo del- 
»la erogazione, cosi non era d' 
«uopo che mi daste si precise 
» informazioni del vostro operato 
»in proposito, e poìcbè voleste 
» essere ver^ò me tanto cortese 
» di significarmi eziandio il non 
^^ piccolo aumento da voi fatto di 
» 54 scudi onde completare inte- 
gramente l'Uniforme per estate 



» Lettera scritta dal Marchese 
y> Zambeccari in luogo del' 
y>la decontro minuta. 
«Amico Pregiatissimo 
«1/ offerta delli Scudi 100, a 
cui , di tutto mio spontaneo vo- 
lere , mi determinai , e volli e- 
seguire in fatto a favore dei più 
bisognosi e meritevoli della no- 
stra Compagnia , della quale voi 
siete Capitano benemerito , sen- 
to con piacere essere stata già 
erogata a questo fine. Esaurito 
il quale, io non curo, anzi non 
debbo permettere , che voi ve- 
niate a specificarmi gli oggetti 
di tale erogazione, non aven- 
done io assegnato alcuno in par- 
ticolare. Lodo però in questo la 
vostra delicatezza, e ve ne so 
moltissimo grado: alla quale vo- 
lendo pur voi in qualche modo 
soddisfare, meglio potrete alla 



- 20 - 

questi abbia obbligo soltanto di rendere ragione dell'im- 
piego del denaro al signor marchese Zambeccari , e non 
alla Compagnia che ne è la donata ria. 

Ciò posto, diremo a buon diritto che la distribu- 
zione dei ^00 Scudi fu dal Capitano con poca equità, 
con poco risparmio effettuata: diremo che la scelta de- 
gli individui venne fatta senza cognizione di causa, 
mentre non furono consultati gli altri graduati , i quali 
avrebbero potuto somministrargli lumi per ben distin- 
guere la classe dei diligenti da quella dei trascurati : 
diremo che capricciosissima fu la scelta dei due comuni 
Cesare Masina sartore giornaliero e Gaetano Mezzetti 
garzone ebanista, perchè questi, attesa appunto la loro 
qualità di giornalieri, possono, solo che il vogliano, e- 
simersi dal servizio attivo, facendosi inscrivere nei ruoli 
della riserva: diremo che invece di vestire completa- 
mente tre individui, avrebbesi potuto (checché ne op^ 



» ed inverno a cinque individui , 
r>piii r Elmo ad un sesto , io non 
»ho che a compiacermi per la 
«scelta da voi fatta degl'indivi- 
» dui che hanno fruito del vostro 
»e mio danaro, come, a quanto 
» vengo assicurato , per 1* ottima 
«qualità degli effetti provveduti. 

«Pertanto, dopo tali vostre cu 
li re e pensieri, e per l'ottimo 
» impiego del vostro e mio dana- 
i>ro, io non posso che renderve- 
y> ne lode, e ripetervi che asso- 
» lutamente per mia parte riman- 
»go ben contento della eroga- 
»zione e della distribuzione ieri 
» da voi fattane anche a mio no- 
»me. 

»E con pienezza di aggradi- 
» mento e stima ho il piacere di 
• salutarvi e confermarmi » 



Compagnia stessa, se lo crede- 
te , rendere quel conto , che as- 
solutamente da voi non preten- 
do ; siccome voi non potrete d* 
altronde pretendere che io spie- 
ghi approvazioni sopra un det- 
taglio di fatti che non voglio 
sapere , fidandomi in tutto a 
voi. Tanto era mio debito ma- 
nifestarvi a riscontro della fa- 
vorita vostra, mentre con pie- 
nezza di stima ho il piacere di 
salutarvi e confermarvi che io 
» sono 

))Di Voi AmicofPreg.mo 
» Zola Predosa il 16 Luglio 1848. 
» Vostro Aff.mo Amico 
» Pietro Zambeccari.» 
Al Nobil Uomo Sig. Marchese 
Francesco Rusconi , in casa Rat- 
ta rimpetto alla Via Poeti 

— Bologna. — 



~ 2i - 

ponga il signor Marchese ) meglio provvedere al deco- 
ro ed air utilità della Compagnia, compartendo la be- 
neficenza a maggior numero di comuni , e fornendo o 
Telmo, o la tunica, o il cappotto, o i calzoni a chi col 
proprio fossesi procurato il rimanente : diremo che pnz- 
zia fu quella di far vestire da un sartore il Masina, il 
quale, sartore egli pure, avrebbe pensato da se mede- 
simo alla fattura, come piìi volte egli stesso avea pro- 
messo e dichiarato: diremo infine al signor Rusconi che 
non era necessario lo acquistar robe squisite, e che ba- 
stava contentarsi della mediocre qualità, avendo piut- 
tosto in mira di estendere la beneficenza a più perso- 
ne ; e se il consiglio d' abbighamento, dietro un con- 
tratto stabilito col sarto Angiolini, spende Se. 9. 45 in 
fornire ad un individuo la tunica , i calzoni ed i ghetti 
per estate ed inverno, non avrebbe potuto il sig. Mar- 
chese completare benissimo un uniforme, aggiungendovi 
cappotto, elmo e berretto, colla spesa di Se. 20, e così 
vestire cinque individui invece di tre cogli Se. ^00? (q) 

Ecco pertanto T approvazione che noi possiamo dare 
all'operato del signor Rusconi circa T erogazione della 
beneficenza Zambeccari. Se egli ritiene d'avere retta- 
mente agito, d'avere usato T economia, la solerzia del 
buon padre di famigha , sei creda pure in santa pace; 
ma non chiegga migliori approvazioni, ne al sig. mar- 
chese Zambeccari, né al Comando Civico, e neppure le 
aspetti dalla Compagnia ; le chiegga solo a se medesi- 
mo, e sempre le avrà, se pure, fatto miglior senno, 
non sia un giorno nella circostanza di biasimare ciò che 
adesso reputa lodevole. 

Con tutto il sopra esposto ci sembra di avere ba- 

[q] É pur da notarsi come il Rusconi abbia fornito un elmo 
al comune Tedeschi Gaetano, il quale era stato completamente 
uniformato dal Consiglio di abbigliamento, piuttosto che darlo 
allo Stanzani, che dietro una fattagli promessa, da tanto tempo 
glielo chiedeva, e che non era stato favorito di verun' altra be- 
neficenza. Oh! il bello esempio di giustizia distributiva! 



- 22 - 

stevolmente confutati e ribattuti gli argomenti qualun- 
que dal signor marchese Rusconi addotti a sua pretesa 
discolpa nella citata stampa, non meno che chiariti i 
fortissimi capi d'accusa che la Compagnia gli ha apposti. 
Cessi adunque una volta il signor marchese Ru- 
sconi dallo schermirsi con vane ciancie da una impu- 
tazione che pur troppo è giusta e non calunniosa. E per- 
chè vuoi egli perfino sfacciatamente riprendere il no- 
stro Tenente Colonnello signor conte Filippo Agucchi, 
tacciandolo di personale ostilità verso di lui, di poco 
zelo nel disimpegno dei propri obblighi , per non avere 
impedito le querele della Compagnia, e per aver diretto 
al Comando il citato rapporto? E non ricorda il Ru- 
sconi le private lettere, i consìgli del signor Conte per 
indurlo a render paga in qualche modo la Compagnia, 
e così evitare qualunque temibile pubblicità, consigli 
ch'Ei non volle giammai abbracciare? E non sa il si- 
gnor Marchese quante volte il Tenente Colonnello ab- 
bia impedite, colle esortazioni e perfino colle preghiere, 
le rimostranze della Compagnia, la quale era stanca di 
piìi oltre attendere l'esito della beneficenza Zambecca- 
ri ? (r) E dopo tutto ciò vorrà egli ancora scagliare in- 
giusti rimproveri contro chi è il tipo dell'onoratezza, 
contro chi per mille titoli gode l'estimazione dei pro- 
pri concittadini? Incolpi piuttosto se medesimo di tutto 
il male che gliene è derivato , ne incolpi la sua poca 
prudenza, la sua temerarietà, la sua sconsigliatezza: e 
di fatti, qual fu la cagione della rinunzia da noi data 

(r) Il Dispaccio del sig. Conte Francesco Bianchetti f. f. di 
Colonnello della Guardia Civica, in data 19 Luglio 1848, parte- 
cipante al signor Conte Pro-Legato la sospensione del Capitano 
Rusconi somministra una prova di quanto ha fatto il sig. Conte 
Agucchi per comporre amichevolmente e senza pubblicità 1* at- 
tuale vertenza. Tutti i tentativi di conciliazione furono al Capi- 
tano proposti inutilmente; i consigli di rinunziare al grado od 
almeno di abbandonare spontaneo il comando della Compagnia 
riuscirono vani. 



- 25 " 

in massa, del rapporto, delia sospensione?.... L'impu- 
dente articolo =5 Generosità ed Emulazione. == Quale 
è stata la causa per cui questa stampa ha veduto la lu- 
ce? L' iniqua ;, T invereconda stampa del 51 agosto. 

Cessi adunque, lo ripetiamo, dal persistere più ol- 
tre in una sconsigliata difesa, dia le mani vinte, e non 
ardisca tacciare la Compagnia d'indiscretezza per avere 
aspettata questa circostanza a domandare la di lui re- 
mozione. Forse che la Compagnia non ha dato saggio 
di molta sofferenza a suo riguardo? E non avrebbe 
essa potuto a buon diritto, fin da quando le venne il 
Rusconi assegnato a Capitano, domandarne tosto T al- 
lontanamento, ottenere che venisse eziandio privato del 
grado? Mancavano forse titoli per non potersi a lui ap- 
plicare l'articolo tredicesimo del Regolamento sulla Guar- 
dia Civica ? (s) Mancavano forse gli esempi di simili de- 
gradazioni? 



Era nostro desiderio di qui riportare il tenore preciso del- 
l' accennato Dispaccio; anzi, dopo averlo letto all'Archivio del Co- 
mando Civico, avanzammo istanza perchè ce ne fosse rilasciata 
una copia d' uffizio , dimandando ad un tempo copia della lettera 
surriferita portante l'ordine di sospendere dal comando il Capi- 
tano Rusconi. Ci venne all'istante fatto un favorevole rescritto, 
in seguito del quale furono improntate le copie; ma un altro re- 
scritto successivo contrario al primo ce ne impedì il rilascio. Di- 
mandammo poscia di rileggere almeno gli originali: anche que- 
sto ci fu negato. A quale scopo tutti questi ordini e contrordi- 
ni ? Certo non sapremmo spiegarli troppo convenientemente pel 
Dicastero civico. 

(s) Nel 1859 il sig. Marchese Rusconi fu querelato davanti 
il Governatore di Razzano per ingiurie reali e verbali a danno 
del sig. Pier-Giacomo Tarozzi di Castel-Franco: nel 1841 fu di- 
messo dal giudizio, quanto alle ingiurie verbali liberamente, quan- 
to alle reali provvisoriamente, a termini dell'Articolo 674 e se- 
guenti del Regolamento organico di procedura criminale in data 
5 Novembre 1851. 

Nel 1841 fu esaminato davanti la Giusdicenza criminale di 
Rologna per contusioni senza pericolo inflitte a certo Francesco 



- 24 - 

Cessi adunque, lo ripetiamo ancora, cessi ii Ru- 
sconi dalle insane offese, pieghi al suolo l'altera fron- 
te, ed ammutisca. 

Bologna 5 ottobre >I848. 

PIETRO BURATTI Capitano. GIUSEPPE RAMBALDI Caporale. 

VINCENZO SPADA Tenente. ANTONIO TUBERTINI Caporale. 

PIETRO RANUZZI Sotto-Tenente. GIOVANNI LUCRI Caporale. 

LUIGI PIANORI Sergente Maggiore. TOMMASO FRANZONl Caporale. 

FILIPPO BARBIROLI Sergente Foriere. PETRONIO FONTANELLl Caporale 

CARLO BLESIO Sergente. CLAUDIO CULLI Caporale. 

LUIGI RUGGIERI Sergente. FLORIANO VIDONI Caporale. 

ALBERTO CARPI Sergente. GIUSEPPE BRASA Caporale. 

GIOVANNI CICOGNARI Sergente. FEDERICO OUERZOLA Caporale. 

ULISSE SARTORI Sergente. DIONIGIO PARISI Caporale. 

GIUSEPPE PUTTI Sergente. Avv. ACHILLE MASI Caporale. 
GIOVANNI MAZZA Sergente. 

N. B. // sig. conte Emanueti> De Bianchi già Sotto-Tenente ha letta 
e pienamente approvata la presente risposta , ma ha creduto bene di aste- 
nersi dal firmarla , per la giusta ragione di aver rinunziato nel frat- 
tempo il grado. Per un simile motivo mancano le firme dei già Caporali 
signori Gaetano Maccaguani e Vincenzo Toldi. Manca poi la sottoscrizione 
del Caporale sig. Ferdinando Guidicini perche da (jualohe tempo e assente 
da Bologna, fuori di Stato, 

Barozzi, dal qual giudizio fu dimesso nel 1842 a termini degli 
Articoli 125 e 126 del citato Regolamento. 

Nel 1841 fu pure accusato davanti la lodata Giusdicenza per 
titolo di violenza privata a danno di Paolo Maccagnani : nel 1842 
fu giudicato non abbastanza colpevole, e perciò messo in libertà 
provvisoria giusta l'Art. 446 delio stesso Regolamento. 

Finalmente nel 1846 venne imputato e processato, sempre 
davanti la Giusdicenza , per contusioni ed escoriazioni senza pe- 
ricolo, non che per verbali ingiurie a danno di Sebastiano Bar- 
bani (dicesi suo creditore) avvenute in casa dello stesso Mar- 
chese Rusconi ingiuriante. Per le contusioni ed escoriazioni ven- 
ne condannato a tre mesi di detenzione, e a giorni quindici per 
le ingiurie verbali , all' appoggio degli Articoli 527 e seguenti del 
Regolamento sui delitti e sulle pene in data 20 Settembre 1832. 
Subì poi effettivamente la inflittagli pena, dietro opportune ac- 
cordategli concessioni, parte nel Quartiere dei Carabinieri, par- 
te nel Convento dell' Annunziata.